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E’ passata in sordina la festività in onore del glorioso San Felice,patrono del nostro paese.

Eppure anche quest’anno ha ripetuto il miracolo della pioggia che copiosa e salutare ha rigenerato le terre, portando frescura e giovamento alle genti.

Son passati 17 secoli dal suo martirio e nulla si è fatto o pensato per ricordarlo.

Da oltre 3 secoli protegge Montecalvo che,privilegiata, ne conserva i sacri resti mortali.

 

Sembra quasi che il paese abbia perso la voglia di vivere e di credere,sulla scia di uno stupido assioma che collega la festività di un santo alla festa delle luminarie,dei cantanti e dei fuochi di artificio, in un clima di allettanti odori di carne alla brace,che sovrastano i sacri fumi di incenso. Vanno in fumo  tante preziose risorse economiche da destinare,invece, alla cura delle anime e al culto dei Santi e delle  tradizioni.Il lento svuotamento delle Chiese e la scarsa partecipazione alle funzioni religiose ne sono una conseguenza evidente,non solo in questa parte del mondo.

Significativa la presenza di solo 7 persone,di cui 4 spagnoli,alla Messa vespertina tenuta nella Basilica di San Lorenzo a Firenze,solo qualche giorno fa,in una città ricca di storia e dove, assurdamente,si paga il biglietto per accedere ad alcune chiese ,dimenticando che sono luoghi di fede e di raccoglimento e che se sono il più alto esempio della bellezza terrena, frutto dell’ingegno umano che diventa arte allorché cerca di accostarsi a Dio.

Le opere d’arte sono il frutto migliore di una civiltà e quelle di carattere  religioso la massima espressione.

Ogni giorno perdiamo una grande occasione,allorché, non “approfittiamo” del bello per raggiungere la bellezza,rinunciando, scioccamente, a leggere il romanzo dell’uomo ,di cui stiamo ancora scrivendo le pagine più coinvolgenti.

Ma veniamo a San Felice,di cui ho già scritto una breve biografia,pubblicata su questo stesso sito,per presentare un Sonetto,scritto agli inizi dell’800,da un poeta montecalvese, sicuramente iscritto al Sacro Collegio d’Arcadia,di cui conservo il manoscritto inedito e che è firmato semplicemente “Morelli”,un modo semplice e sincero per ricordare un grande martire,vanto del nostro straordinario paese.

 

Parlata di S. Felice ed Adautto al Tiranno
 Sonetto
Iddio è un solo,e prima alta cagione
Su cui altra nemmen erge il pensiero
E se mai stolto un uom più Iddii suppone
O niun ne afferma,o un sol fra lor sia vero.
 
Che se più divi a’nostri inchini espone
Il cielo,e il lor seguirne almo sentiero
Non son che rai del primo sol che pone
Qui in opera il suo mirabil Magistero.
 
E vuoi che il nostro cuor,empio Tiranno
Umil adora i simulacri,i marmi
Che dall’educe tempo ognor si sfanno
 
Ahi ! non sia mai pria alla tua spada ultrice
Cediam,che noi di nostra fé risparmi
Un solo è Dio e il nostro sangue il dice.
 
MORELLI

 

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