foto1
foto1
foto1
foto1
foto1
Proloco Montecalvo dal 1974 sempre con te. Read More...

Pro Loco Montecalvo Irpino

Unpli

Eventi


I nostri video

Il complesso architettonico e urbanistico è da considerare un unicum,paragonabile ai più famosi Sassi di Matera solo per la disposizione a terrazze e alla conformazione,nel mentre son ben diverse le caratteristiche legate ai servizi comuni e alla convivenza delle genti,molto simile ad una società comunarda complessa,regolata da rigide regole di convivenza e di interdipendenza.

Trappeto è termine di derivazione greca e si rapporta alla lavorazione e trasformazione delle olive,termine ancor oggi usato correntemente dalla popolazione,insieme a Frantoio.

La presenza di numerosi frantoi oleari,del tipo a macina in pietra ,tirata da asini,delineò la toponomastica di una non vasta area,che col tempo ebbe ad aver una incidenza abitativa enorme e la nascita di un vero e proprio formicaio umano.

Se si pensa che in poco più 40.000 metri quadri,vivevano e convivevano almeno 2000 persone,con gli animali e le masserizie relative,ci si rende conto dell’indice abitativo elevatissimo.

La prima domanda è il perché la popolazione scelse di vivere in un formicaio,anziché espandersi in altre zone o ancor meglio abitare in campagna.

La risposta appare naturale in riferimento alla sicurezza e alla necessità di vivere il più vicino possibile a chi poteva difenderla (castello e palazzi )ma anche dalla necessità di trarre da questa prossimità il necessario per vivere,fornendo le braccia e la capacità trasformative(artigianato).

Il nucleo autentico “Trappeto” è quello ricompreso tra Via Sottocarmine e la Porta medioevale che Conduce a Chiassetto Caccese – zona Teatro.

Il Trappeto è quindi quel complesso di costruzioni scavate nel tufo e con muratura di facciata,stradine e ricoveri,che si affacciano a gradoni e per un dislivello di 200 metri da Corso Umberto I(già quartieri spagnoli )fino al limitare del Fosso Palumbo(depressione naturale con calanchi)insormontabile baluardo posto a sud-est.

Il Trappeto riceve la luce e il sole direttamente e per tutto l’arco della giornata,assicurando una temperatura mite e costante per tutto l’inverno e fresca durante l’estate,grazie al microclima frutto dell’interazione del tufo e dell’arenaria, che a contatto con l’aria(calda o fredda) diventano noti agenti naturali termoregolatori.

Le costruzioni più antiche sono quelle più in alto,sebbene vi siano testimonianze di utilizzo di grotte,anche a fini di culto cristiano, almeno dall’alto medioevo.

Le case hanno tutte un frontale in muratura in pietra e sono quasi tutte abbellite da portali scolpiti,con l’emblema o la rappresentazione tipica riconducibile ad una determinata famiglia,sia sotto l’aspetto del nome che del mestiere,in una sorta di simpatica ritualità a fregiarsi di uno “stemma personale“.

Del resto lo stesso soprannome,ben radicato nella tradizione montecalvese,a torto considerato dispregiativo,per la stragrande maggioranza dei montecalvesi riveste,nel rispetto della tradizione romana,carattere distintivo e identificativo,a testimonianza di una apertura mentale e di una visione avanzata del vivere civile,ben testimoniata dalla Vita in Trappeto.

Umili case,hanno,a volte,splendidi portali,come a nascondere la dignitosa povertà degli ambienti interni,cosi generalmente composti:

L’abitazione si svolgeva lungo un asse mediano  per alcuni metri, partendo dalla porta di ingresso,penetrando l’interno della collina,scavandone il tufo,ricavando anfratti e ripostigli e piccoli locali laterali,per le necessità di una famiglia numerosa,dove anche i figli erano considerati  ricchezza .

In un vano ricavato appena dopo l’ingresso,venivano custodite le poche galline,che da un foro della porta  potevano uscire ed entrare agevolmente per razzolare.

Subito dopo era posizionata la focagna(caminetto)con la funzione di cucina.

Di solito in corrispondenza del fuoco,sempre acceso, in un angolo della stanza era posizionato il letto dei genitori,ben alto da terra,per evitarne il potenziale uso di animali pericolosi(topi).Il letto era sempre ben sistemato e con ben in vista le lenzuola ricamate, e la coperta sistemata,in quel che era il salotto del tempo per ricevere le persone e che denotava la qualità e la bontà della padrona di casa come donna e come madre.

Proseguendo nel buio di questo lungo corridoio scavato nel tufo,si incontravano i letti dei maschi e le provviste(grano,olio,vino)mentre dalle pertiche sul caminetto(focagna) penzolavano il lardo e le carni essiccate.

In fondo al tunnel vivevano le bestie,di solito l’asino,vera ricchezza della famiglia.

Non disdegnando in qualche raro caso la presenza del maiale o delle pecore.

Le ragazze,invece,insieme alle cose più preziose e ai cibi più delicati,dormivano in una specie di soppalco in legno,posizionato quasi sempre sulla focagna,assicurando quel calore necessario che preservava le ragazze e il cibo dall’umidità,vero flagello  e fonte di ogni malattia.

Un complesso e ben disciplinato sistema di stillicidi in pietra,regolavano il flusso delle acque meteoriche,che venivano recuperate quasi totalmente per gli usi domestici e per la cura della persona e delle bestie,nel mentre l’acqua potabile veniva prelevata dalle numerosi sorgenti sparse sul territorio e portata a casa ,in serata, a dorso di asino e in appositi barili.

Senza trascurare il tipico fenomeno dell’acqua “ndrianella” acqua che si formava a polla in alcuni incavi del tufo e all’interno della casa,frutto della trasudazione dell’arenaria o quale regimentazione di acque meteoriche che filtrate e quindi potabili,venivano incanalate in questi piccoli/medi bacini naturali per le esigenze della famiglia.

Le cavità naturali e le grotte ricavate nel tufo,sono un vero spettacolo per i paleontologi,stante la copiosa presenza di fossili e di conchiglie,che ricordano quando la terra era completamente sommersa dal mare.

La posizione del complesso “Trappeto” ha una valenza antisismica,in quanto la prossimità al Fosso Palumbo,  smorza la intensità delle onde sismiche,specie con epicentro dal così detto Cratere (sismo 1980) nel mentre gli epicentri del versante Nord (Malvizza) terremoto del 1930 e 1962 hanno avuto conseguenze disastrose per le parti in muratura,considerato che il tufo scavato a volta e con perizia,ha mantenuto una buona resistenza e ha consentito la riabitabilità delle case con una certa velocità,trattandosi di rifare solo la muratura di facciata e piccoli interventi di comanutenzione.

L’aspetto più straordinario di questo complesso urbanistico è proprio legato ad una coesistenza laboriosa e produttiva come quella delle società più complesse e avanzate, api e formiche in natura o quella prevista da Carlo III di Borbone per i lavoratori della seta di San Leucio.

Sebbene non mancassero episodi conflittuali e esistenziali dovuti all’eccessiva presenza umana,non di meno il “Condominio Trappeto” funzionava alla perfezione,con una autoregolamentazione,non scritta, dei servizi e spazi comuni.

Esistevano dei veri e propri asili infantili di vicolo e i rapporti tra i vicini venivano cementati da matrimoni e da “comparizie” “ Vicinato parentato”.Nei giorni di festa e la domenica,si aveva l’abitudine di mangiare con le porte aperte,specie d’estate e non solo per il caldo ma per manifestare un mutuo intendimento di porsi ad ospitare i passanti per gli stretti vicoli,come un unico grande desco.

I princìpi cristiani erano a fondamento del vivere giornaliero e la campana scandiva i tempi della vita quotidiana ,come del resto tutti gli avvenimenti della vita(dalla nascita alla morte) che trovavano un loro rigido disciplinare non scritto negli atti e negli atteggiamenti di tutti i “Trappetari”.

Le attività artigianali si riconducevano alla trasformazione dei prodotti della terra e solo la presenza di pubblici forni,animava un piccolo mercato fondato più sul baratto che sulla vendita.

Le attività artigianali complesse,si svolgevano principalmente lungo il corso Umberto , le stradine di Via Santa Caterina e le stradine correlate.

In breve, Corso Umberto I segnava un innaturale spartiacque tra la classe contadina e la borghesia terriera e la piccola nobiltà,rappresentata dai Palazzi gentilizi,fino a raggiungere la sommità del Castello dei Duchi Pignatelli che rappresentava il culmine del benessere e del successo e che dalla vetta del Monte Calvo dominava l’intero villaggio.

Centinaia di storie,fatte di canti e di nenie,di drammi e di “cunti”, di lavoro e sofferenza,di forza e di orgoglio,di tenacia e fierezza,di passioni e di bellezza,incorniciano una realtà da recuperare ad ogni costo,forse il più antico esempio di vita laica in Comune,un sicuro riferimento per la riscoperta degli Usi civici ,fondamento della Democrazia Partecipata.

 

 

 

Montecalvo Irpino Agosto 2009

Si riporta la lettera a firma dell’Architetto Eugenio Paroletti  progettista della Cappella Cimiteriale e della Chiesa Parrocchiale di San Bartolomeo.

Il contenuto è per alcuni versi sconcertante ma non stupente,specie per le considerazioni sul paese che sono sempre attualissime e denotano una certa predisposizione genetica all’imbroglio.

L’aspetto positivo è invece che negli anni 30 e dopo il terremoto si comprese che la ricostruzione doveva essere affidata agli Architetti,assicurando una visione estetica ottimale e una continuità prospettica data dall’architettura fascista,ultimo  esempio di architettura moderna di scuola oltreché di razionalità

Una lezione di stile, specie se si vedono le più assurde e contraddittorie visioni delle case ricostruite dopo i terremoti del 1962 e 1980 ,frutto di un urbanesimo selvaggio che ha distrutto tutti gli spazi verdi pubblici e privati,cementificando le piazze e rimuovendo l’alberatura dei viali sottoposti ad una maniacale manutenzione e/o rifacimento ,come se questa fosse la principale aspirazione dei cittadini .

Il taglio degli alberi,la cementificazione,le brutture estetiche,l’imperizia nelle opere pubbliche,una  smania di protagonismo che si perpetua nel fare, a tutti i costi e  anche se non ve ne è necessità  ,hanno inguaiato un paese,che vive ormai, di ricordi  e di rimpianti.

Montecalvo Giugno 2009                                                                   Antonio Stiscia

      “Grande consolazione riempie oggi l’animo nostro al sentire pubblicato il Decreto sulle virtù eroiche del Ven. Pompilio Maria Pirrotti,consolazione che nasce non solo dalla gloria singolare ond’è coronato un altro figlio della Cattolica Chiesa,ma altresì dalle soavi memorie che da quaranta e più anni Ci legano a questo Ven. Servo di Dio. Imperocché Ci è dolce ricordare che allorquando al Cardinale Bussi,Arcivescovo di Benevento,venne dalla Santa Sede affidato il delicato incarico di compilare i processi per introdurne la causa .Noi,che in quel tempo,reggendo nell’Ufficio di Legato Apostolico quella Provincia,godevamo della benevolenza e fiducia di  quell’egregio Porporato,potemmo sin d’allora conoscere le rare e sublimi virtù del Ven. Pompilio e sin d’allora concepimmo verso di Lui somma venerazione e cominciammo ad invocarlo ogni giorno per assicurarcene il patrocinio. E oggi per un arcano consiglio di Dio collocati su questa Cattedra di verità,siamo chiamati a pronunciare il primo Nostro autorevole giudizio,in siffatto genere di cause,dell’eroiche di Lui virtù. In mezzo alla corruzione del secolo è bello e consolante il vedere di tratto in tratto apparire uomini insigni per santità,che con lo splendore dell’eroiche loro virtù brillano quali fulgide stelle a rendere testimonianza di quella fecondità,che ha in ogni tempo goduto la Chiesa Cattolica,e le ha meritato il glorioso titolo di Madre dei Santi. Il secolo passato,che andò preparando il trionfo della incredulità e dei principi sovversivi di ogni ordine in Europa,vide anch’esso sorgere non poche di queste anime privilegiate ,ed una fra esse fu senza fallo il Ven. Pompilio. Giova ricordare,a maggior gloria di Dio e a comune edificazione,la salutare influenza che quest’umile figlio del Calasanzio,con la sola forza dell’apostolico suo zelo,e nell’attrattiva celeste delle sue virtù,poté esercitare sopra gran parte dei popoli meridionali d’Italia. Bello era il vedere questi popoli corrergli dietro in gran folla per essere illuminati e santificati alla luce dei suoi esempi e dei suoi insegnamenti. Giova rammentare i grandi e  salutari frutti che ottenne la sua paterna ed inesausta carità verso la gioventù,che secondo lo spirito del proprio Istituto andava Egli per tempo informando alla cristiana pietà. Ed ora che l’eroiche virtù di Lui hanno conseguito il sigillo della Nostra sanzione,valgano ad invogliare di sé gli animi fedeli. Possa l’ammirabile suo distacco dai beni terreni trionfare di quello spirito di egoismo e d’interesse,che tende oggi a chiudere ogni umana aspirazione nella breve cerchia del tempo.Possa la docile e perfetta sua obbedienza vincere quello spirito di indipendenza e di sfrenata libertà che mira a rompere il freno d’ogni più legittima e doverosa sudditanza:possano gli animi di tutti,ma specialmente dei Ministri del Signore,accendersi di quella divina carità e di quello zelo per la salute delle anime,onde fu compreso il cuore del Venerabile Pirrotti. (continua)

Leggi tutto: Leone  XIII   Il Papa di San Pompilio

Il 13 Giugno,come è secolare consuetudine,in questo piccolo centro dell’Irpinia,si effettua la Processione in onore di Sant’Antonio da Padova,a cui è dedicato il  seicentesco Convento Francescano ofm.

La processione parte nel primo pomeriggio del 13 e attraversa tutte le strade del paese e dopo innumerevoli soste ad altarini improvvisati,dalle solite famiglie o dal rione,fa ritorno al Convento da cui era partita ,verso sera,dopo alcune ore di stancante peregrinare.

Nella tradizione montecalvese,la statua è preceduta dai bambini vestiti con l’abito della prima comunione,esatta riproduzione di quel che sarà il futuro vestito da matrimonio.

Seguono le donne e le ragazze da marito,in due colonne distinte a far da ali alla statua miracolosa.

 

Dietro la statua si pongono ,in posizione privilegiata ,alcune donne(Penitenti)che senza scarpe o addirittura scalze,seguono la statua recando in testa ricchi cesti di canna,ricolmi di gigli.

Queste donne che intonano canti ripetitivi e ossessivi,anche per sopportare la fatica,il caldo e il dolore dei piedi trafitti dal selciato o bruciati dall’asfalto rovente,sono le donne che in tal modo ripagano il Santo per una grazia ricevuta o per una grazia richiesta.

La salvezza di un familiare,la guarigione da una malattia,la ricerca di un marito,il ritorno di un amore ,insomma tutto ciò che un intervento supremo può realizzare.

Le mamme,almeno negli anni passati,portavano in braccio o per mano i loro figli(maschie e femmine),vestiti da monacielli(da fraticelli e col cordone)come dedicazione al santo,pur di vederli salvati dal male corporeo o mentale che li affliggeva.

Leggi tutto: La Processione di Sant’Antonio

Informativa Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie.web, accetti l'uso di cookies. Se vuoi saperne di piu o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la privacy policy.

Accetto i cookie da questo sito.