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Per rischiarare con una luce sia pure molto fioca le origini del Trappeto di Montecalvo e il tipo di vita che si pensa si sia svolta per secoli nelle sue case grotte, è opportuno associare le sue vicende a quelle delle abitazioni rupestri che erano presenti in quasi tutti i paesi che circondano il Mediterraneo. La scarsità di conoscenza specifica sul Trappeto è da attribuire fondamentalmente alla totale inesistenza di studi antropologici, archeologici e storici svolti in loco.

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Il complesso religioso originario venne edificato fra il 1626 e il 1631. Dopo il terremoto del  1962 fu Interamente abbattuto e attualmente si presenta nella costruzione voluta dal R.P, Giustino Fioriello (inaugurata nel 1970). Dell’antica chiesa si può ammirare ancora  il settecentesco Crocifisso In legno, il grande Crocifisso di madreperla, il ciquecentesco quadro della Madonna della Purità (esempio dl arte fiamminga), le numerose statue e tele dei santi (tra cui le bellissime statue di S. Antonio da Padova e della Madonna dell’Incoronata), il coro e i confessionali in legno (fine ‘600) e l’arredamento in legno dl noce Intagliato della sagrestia. In un locale adiacente sono inoltre conservate le migliaia di volumi della famosa biblioteca del Convento (una ricca collezione di ‘cinquecentine’). Nella nuova chiesa sono stati collocati i pannelli della moderna Via Crucis, opera dello scultore maestro Antonio Zanini della scuola di Manzù. Lo stesso Zanini è l’autore di una stupenda scultura della Madonna di cui si compone l’altare che si trova nella cappella dell’Oasi. 

Il monumento ai Caduti montecalvesi della prima guerra mondiale. L’opera, inaugurata il 3 ottobre del 1926, fu eseguita da Michele Guerrisi, della reale accademia di Torino autore, altresì, del monumento allo studente sito nell’Università di Napoli. Su una base in pietra bianca a forma di parallelepipedo, alta circa tre metri e circondata da gradini similmente in pietra, svetta il glorioso Fante fuso in bronzo, simbolo della Giovinezza Italica. In basso, il magnifico altorilievo bronzeo raffigurante il Caduto sorretto dalla Vittoria e pianto dalla madre. Ancora più sotto, anch’esso in bronzo, 1’elmo dei bersaglieri e dall'11 maggio 2010 ha lateralmente una colonna in pietra bianca con i nomi dei Caduti.

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Il muro di cinta di Via Padre Marciano Ciccarelli, che si estende per 510 mq, e' interamente affrescato con uno dei murali a soggetto unico piu' grandi d'Italia.
In un affascinante intreccio tra Storia e Mito, sono narrate le vicende della comunita' montecalvese dal suo nascere fino alla seconda meta' del 1600.
Coordinati dal critico d'arte Marisa Russo, hanno dato vita al murale gli artisti Lavinio Sceral, Lello Sansone, Michele Giglio e Renato Criscuolo.

Agganciato al rosso tappeto volante, elemento d'unione dell'intera narrazione murale e' lo "scazzamariello", prima figura mitica rappresentata.
Secondo la tradizione popolare, il dispettoso folletto ha il potere di defecare oro.

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Rudere del pilone di un ponte, con gli innesti delle arcate che una volta vi si appoggiavano; il ponte è detto anche “del Diavolo”, poiché in una leggenda agiografica, tra le altre cose, si narrava che era stato eretto e distrutto magicamente in una sola notte dal Diavolo. Lontano da ogni opera dell’uomo, alto e scabro, lo spuntone atterriva veramente i viandanti creduloni che non potevano evitare di passarci vicino di notte. 
In realtà il pilone è tutto ciò che resta di un ponte romano che, come quello delle Chianche, nel territorio di Buonalbergo sorgeva lungo la Via Traiana, costruita agli inizi del II sec. d.C. per collegare più celermente Benevento a Brindisi, rispetto alla più antica Via Appia che portava ugualmente a Brindisi, ma passando da Aeclanum. 

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