Costruito sul punto più alto del paese, il castello ducale Pignatelli prende il nome dagli ultimi proprietari feudatari, i duchi Pignatelli di Montecalvo. Del forte si ha memoria per la prima volta nella Cronaca di Alessandro Telesino, in cui si apprende che nel 1137 Ruggero II si accampò «a pié del castello di Montecalvo», durante il suo viaggio in direzione di Paduli. Le ultime indagini archeologiche realizzate nell'area del castello hanno permesso di individuarne le principali fasi storiche.

 

La più antica frequentazione si può datare, attraverso la ceramica e le numerose monete rinvenute, al XIII secolo. Agli inizi del basso medioevo risale una torre circolare, parzialmente visibile in alzato, inglobata in un edificio a pianta rettangolare datato al Rinascimento. La torre è di forma cilindrica, con la base priva di muro a scarpa, e presenta al pianterreno una cisterna con pozzo per attingere. Il diametro di circa 10,50 metri consente di ipotizzare uno sviluppo verticale di circa 25. Durante il Rinascimento, in seguito ai lavori voluti dai Carafa, il maniero perse la sua originaria funzione di fortezza militare per trasformarsi in palazzo signorile. Ristrutturato ed ampliato più volte nel corso dei secoli, subì gravi danni a causa dei terremoti del 1930 e 1962. Dell'edificio sono visibili il cortile antistante, a cui si accede attraverso un arco in arenaria del 1505, delimitato da due colonne ioniche antistanti in rilievo e sormontate da un frontone rettangolare in cui è visibile lo stemma della famiglia Gagliardi. La parte interna dell'arco è finemente decorata da quindici formelle lapidee raffiguranti stemmi gentilizi tra cui quello dei Carafa. Un secondo portale archivoltato si apre su uno degli ambienti ancora conservati al pianterreno. Sono visibili inoltre le cortine murarie che circondano tutta la corte del castello. Esse appartengono sia all'edificio rinascimentale che alla più antica struttura difensiva medievale, probabilmente costituita originariamente dalla torre circolare e da un recinto fortificato.

 

 

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