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Lungo Corso Umberto I si affaccia un'interessante costruzione risalente alla seconda metà del Seicento. Si tratta di una residenza gentilizia, con annessa una cappella, appartenente alla nobile famiglia de Cillis. La cappella, dedicata a Santa Maria della Neve o del Soccorso, conserva un ammirevole pavimento maiolicato della stessa epoca. Il palazzo si compone di un piano terra e di un piano superiore illuminato da quattro piccoli balconi con ringhiere in ferro battuto. 
Il prospetto è arricchito da un particolare portale archivoltato incorniciato da due fasce continue ornamentali. La fascia interna è costituita da una serie di venti formelle di pietra bianca che recano scolpiti eleganti motivi floreali. La fascia esterna è caratterizzata da altrettanti riquadri con decorazioni vegetali. La chiave di volta aggettante regge un imponente stemma in pietra della famiglia.

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Le piazze e i palazzi nobiliari di Montecalvo meritano di essere scoperti con una passeggiata. In Piazza Porta della Terra, all'ingresso del Palazzo comunale, è situato un blocco lapideo di età romana, interpretato come un'antica mensa ponderaria e caratterizzato perciò da una serie di incavi nella pietra di diverse capacità. Salendo verso Piazza San Pompilio, lungo il suo lato destro si può ammirare l'austera facciata del palazzo appartenente ai Caccese, una delle famiglie più antiche di Montecalvo. La piazza, risalente al 1930, conserva ancora al di sotto dell'odierna pavimentazione quella originaria in maiolica di Ariano, nonché le fosse di sepoltura della Chiesa del Santissimo Corpo di Cristo, luogo di culto tra i più antichi del paese distrutto dal terremoto del 1930.

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Il Palazzo Peluso, già Ciampone, è uno dei palazzi più belli di Montecalvo. Nel 1700 si arricchì dei pregevoli affreschi che fino a qualche anno fa arricchivano ogni sala dell’edificio. Esso e stato gravemente deturpato dalla parziale demolizione che ha interessato il lato che va verso Via S. Antonio. L’originale facciata, durata fino al 1981, era caratterizzata da una serie di otto balconi, compreso quello centrale, sotto ognuno dei quali si aprivano altrettante finestrelle quadrate con relative cancellate. Il balcone centrale sormonta il portale ed e sormontato, a sua volta, dallo stemma che fu della famiglia Peluso. Di estremo interesse sono le cantine, che si estendono per tutta l’area del palazzo. In direzione con le due ali del portale, in linea con iI marciapiede, sono situate due eleganti colonnine in pietra e sotto il secondo balcone e collocato un progetto con scalini che aveva la funzione di aiutare il cavaliere nella salita a cavallo. All’interno trovasi ancora magnificamente affrescata, come dipinte sono le sale superstiti, la cappella privata.

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Sulla spianata sommitale del castello, dove secondo alcuni storici locali si trovava un tempio romano, sorge la Chiesa di Santa Maria, ex collegiata, edificata accanto al Palazzo ducale, in stile tardo-gotico. Anche se probabilmente più antico, l'edificio è ricordato per la prima volta nel 1428, durante il governo del feudatario Francesco Sforza. La chiesa subì nel corso dei secoli numerosi restauri ed ampliamenti che ne aumentarono il prestigio; a tal proposito sono da ricordare gli interventi di restauro promossi dal cardinale Orsini, futuro papa Benedetto XIII, in seguito ai terremoti del 1688 e 1702. Una breve scala a doppia rampa conduce al portale in pietra arenaria, sovrastato da una lunetta gotica; la semplice facciata a capanna è completata da un rosone centrale e da due monofore rettangolari laterali.

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Accanto al castello, in via Dietro Corte, sorge la chiesa di San Gaetano da Thiene, noto riformatore della Chiesa nato a Vicenza nel 1480 da nobile famiglia. Fondata nel 1653 dal barone Francesco Battimelli, la chiesa passò nel 1682 alla famiglia Bozzuti. L'edificio fu poi gravemente danneggiato dal sisma del 1702. Il 14 giugno di questo stesso anno l'architetto Romano redasse una dettagliata relazione dei danni subiti, in base alla quale furono successivamente eseguiti i lavori di restauro. In tale occasione, per far fronte alle spese, il cardinale Orsìni offrì la somma di 120 ducati. L'unico altare, dedicato a San Gaetano, fu realizzato agli inizi del 1700 dal maestro Menichello, il quale sembrerebbe aver lavorato «un sol blocco di pietra di Roseto». Al di sotto del pavimento è attualmente collocata la sepoltura della famiglia Bozzuti.

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